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	<title>jazz &#8211; Alessandro Fois</title>
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	<description>Musicista, Fonico, Docente, Blogger, Scrittore, Web Designer</description>
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	<title>jazz &#8211; Alessandro Fois</title>
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		<title>La perfezione, il più grande nemico del jazz</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Massimo Tore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Sep 2023 11:15:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Varie Intorno alla Musica]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[jazz]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;La perfezione è nemica dell&#8217;eccellenza&#8221; (&#8230;) &#8220;La perfezione è sempre a un gradino dalla perfezione&#8221;(&#8230;) &#8220;Se avessi aspettato di essere perfetta, non avrei mai scritto una parola&#8221; (Margaret Atwood) PERCHÉ LA PERFEZIONE È IL NEMICO DEL JAZZ Ognuno spera di essere perfetto un giorno o l&#8217;altro. Suonare con intonazione perfetta, linee perfette, suono perfetto&#8230; ma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<hr />
<blockquote><p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><em>&#8220;La perfezione è nemica dell&#8217;eccellenza&#8221; (&#8230;)</em><br />
<em>&#8220;La perfezione è sempre a un gradino dalla perfezione&#8221;(&#8230;)</em><br />
<em>&#8220;Se avessi aspettato di essere perfetta, non avrei mai scritto una parola&#8221; (Margaret Atwood)</em></span></span></p></blockquote>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;"><b>PERCHÉ LA PERFEZIONE È IL NEMICO DEL JAZZ</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Ognuno spera di essere perfetto un giorno o l&#8217;altro. Suonare con intonazione perfetta, linee perfette, suono perfetto&#8230; ma se pensassimo invece che l&#8217;idea stessa di perfezione è ciò che ci trattiene? Questa aspirazione per la perfezione non solo può danneggiare la nostra pratica quotidiana, ma può portarci via il divertimento e il piacere della scoperta, l&#8217;intero processo di apprendimento.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Suonare jazz è una delle aspirazioni più individuali in cui possiamo imbarcarci. Pensiamo un attimo, Charlie Parker, John Coltrane, Thelonious Monk, Oscar Peterson, Bill Evans&#8230; ogni singolo individuo è assolutamente originale, unico.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Ma spesso il modo in cui viene insegnato il jazz è tutt&#8217;altro che individualistico, come se ci fosse un modo “standard” di suonare e pensare jazz, con norme universalmente accettate di che cosa è “buono” e cosa è “cattivo”. Che ogni accordo richiede una certa scala, ogni strumento deve suonare in un certo modo, e ogni musicista di jazz deve approcciare la musica in un modo simile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Ma l&#8217;idea della perfezione, è esattamente solo questo: un&#8217;idea, creata e sostenuta da chi ci sta intorno, dalle nostre influenze, i nostri insegnanti, amici, e soprattutto noi stessi.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Col tempo, questa idea di perfezione nel senso di suono, tecnica, e persino di cosa sia il jazz stesso, tende a indirizzare e limitare il modo in cui approcciamo la musica.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>COME SORGE L&#8217;IDEA DI PERFEZIONE</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Noi non abbiamo quest&#8217;idea innata nella nostra mente, a un certo punto ci viene la curiosità di sapere che cosa potrebbe essere la perfezione&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Suoniamo il jazz per l&#8217;energia che ci trasmette, perché ci sentiamo trascinati dalla musica, ma mano a mano che proseguiamo con lo studio, l&#8217;analisi, e la razionalizzazione, la fiamma smette di bruciare come prima.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Tutto inizia con la prima ossessione rivolta a uno dei nostri eroi musicali&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Imitare, copiare, smontare pezzo per pezzo uno dei nostri musicisti preferiti, è essenziale per il processo di apprendimento, ma spesso ci perdiamo nel musicista stesso, elevandolo ad un tale livello di grandezza che non potremo mai sperare di raggiungere.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Il nostro eroe musicale acquista quindi questa immagine di perfezione nella nostra mente, e ogni cosa che facciamo col nostro strumento, dalla ricerca del timbro alle linee, alle frasi, al timing, dobbiamo misurarlo contro di lui. Abbiamo creato questa idea di musicista perfetto, che fa ogni cosa nell&#8217;unico “modo giusto”, e noi siamo lontanissimi da questa.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Ma l&#8217;idea di perfezione non si ferma qui. Come studiamo la tecnica, il suono, il repertorio dello strumento, viene alla luce un&#8217;immagine di perfezione strumentale, dove fissiamo nella nostra mente di cosa sia avere “una gran tecnica” o un “bel suono”, anche se questi fanno parte dell&#8217;interpretazione individuale. Ad esempio, Oscar Peterson e Bill Evans hanno una gran tecnica e un bellissimo suono entrambi, ma sono completamente diversi, al punto che sono riconoscibili da una singola nota o un accordo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Arriviamo fino al punto di costruire un&#8217;idea nella nostra mente di cosa significa suonare jazz in modo “perfetto”. Abbiamo questa idea della perfezione del jazz, che comanda qualunque cosa facciamo, dai brani, ai soli che trascriviamo, all&#8217;attitudine generale, al significato stesso di “essere un musicista di jazz” o semplicemente “essere un musicista”. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Tutte queste idee di perfezione le creiamo &#8211; consciamente o inconsciamente &#8211; per una ragione: aiutarci a capire che cosa ci piace e cosa non ci piace, per avvicinarci al nostro ideale, il che potrebbe essere in teoria qualcosa di utile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;">Il problema sorge quando siamo così attaccati alla nostra idea di perfezione che respingiamo la nostra individualità, creatività, la soddisfazione e la ricerca, ciò che ci porta a scoraggiarci e a perdere l&#8217;interesse.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">È questa ossessione di perfezione che ci manda dritti conto un muro, dentro una gabbia di limitazioni e distruggendo il motore stesso che dovrebbe spingerci ad imparare, con divertimento come un&#8217;esperienza appagante.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<dl>
<dd><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone wp-image-6895 aligncenter" src="http://alessandrofois.com/wp-content/uploads/2025/06/la-perfezione-1-scaled.png" alt="" width="514" height="728" /></dd>
</dl>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;">Quindi, come riconosciamo questa ossessione e come possiamo superarla?</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><b>COME SUPERARE L&#8217;OSSESSIONE DELL&#8217;”EROE PERFETTO”</b></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Imparare dai nostri eroi musicali è fantastico, e probabilmente il modo più diretto di imparare il linguaggio jazz. Suonando sopra le registrazioni dei maestri, assorbiamo i dettagli che non possono essere comunicati verbalmente o da una pagina scritta.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Usiamo i nostri eroi per ispirarci, per motivarci, per capire i meccanismi interni dell&#8217;improvvisazione jazz. Usiamoli per scoprire, definire, e creare la nostra personalità musicale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Tuttavia, se sentiamo che stiamo diventando ossessionati, se sentiamo che vogliamo diventare come loro piuttosto che come noi stessi, è ora di guardarci allo specchio.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>3 PASSI PER LIBERARCI DALL&#8217;OSSESSIONE DELL&#8217;”EROE PERFETTO”</b></span></span></p>
<ol>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>Siamo coscientemente diversi dai nostri eroi</b></span></span><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; Prendiamo delle decisioni, scegliendo di suonare diversamente dai nostri modelli. Ad esempio se suonano un brano nel registro acuto, suoniamolo nel grave. Se suonano forte, suoniamo piano. Se suonano veloci, suoniamo lento. Allontaniamoci dalle loro scelte, può farci scoprire le nostre.</span></span></p>
</li>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Sforziamoci di creare e definire il nostro ego musicale</span><span style="font-size: medium;"> &#8211; Abituiamoci ad imparare dai nostri modelli come se imparassimo da noi stessi. Chiediamoci ad esempio: Che cosa preferisco del suo modo di suonare? che cosa non mi piace? Che cosa cambierei? Che cosa posso aggiungere? Spesso prendiamo qualunque cosa essi suonino come oro colato, solo perché </span><span style="font-size: medium;">loro</span><span style="font-size: medium;"> l&#8217;hanno suonato. Piuttosto, costruiamo qualcosa su ciò che ci piace, lasciamo perdere ciò che non ci piace, e facciamo nostro il materiale che scopriamo.</span></span></p>
</li>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Sperimentiamo e siamo fiduciosi</span><span style="font-size: medium;"> &#8211; Chiediamoci costantemente: come posso prendere ciò che stanno facendo e andare oltre? </span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;">Usiamo ciò che impariamo dai maestri per stare sulle spalle dei giganti, non per stare alla loro ombra.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Non dobbiamo fare le cose nello stesso modo dei nostri modelli. Il loro approccio mostra un singolo modo di fare le cose, in mezzo a una landa sconfinata di possibilità. Impariamo dai modelli, ma prendiamo le nostre decisioni su che tipo di musicista vogliamo diventare, andiamo consapevolmente contro corrente.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>COME SUPERARE LA “PERFEZIONE STRUMENTALE”</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Uno degli aspetti dell&#8217;improvvisazione jazz che ci può facilmente catturare è una impressionante tecnica strumentale. Quando sentiamo un bassista come Niels Pedersen, o un sassofonista come Michael Brecker, pensiamo: “Io ho bisogno di suonare così! Ho bisogno di quella tecnica!”.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">O talvolta è una cosa un po&#8217; più sottile.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Quando ho cominciato a studiare al conservatorio, mi hanno insegnato che c&#8217;erano una serie di abilità che bisognava raggiungere per essere un buon contrabbassista. Ad esempio, suono pulito, arco impeccabile, aderente alla corda, intonazione perfetta&#8230; e queste sono obbiettivamente cose necessarie. Altre cose, come ad esempio vibrare in continuazione qualunque suono, non lo sono affatto e fanno parte di un&#8217;estetica mio avviso totalmente antimusicale, sebbene accettate da gran parte dei musicisti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Imparare a suonare intonati con un suono pulito, conoscere scale e arpeggi etc. è un passo necessario e dà un&#8217;idea di cosa significa “avere una buona tecnica strumentale”. È un buon punto di partenza.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Spesso però, questo non è visto come un punto di partenza, ma come un insieme di regole più importanti di qualunque altra cosa, da rispettare ad oltranza e come nel caso dello studio dei nostri modelli, possiamo diventare facilmente ossessionati dal raggiungimento di questo standard tecnico strumentale. </span><span style="font-size: medium;"><i>Suonare con intonazione perfetta, suonare con tecnica perfetta, suonare con un suono perfetto.</i></span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;">C&#8217;è un&#8217;enorme differenza tra impiegare del tempo nello studio quotidiano per migliorare l&#8217;intonazione e il suono e essere ossessionati dal DOVER suonare lo strumento perfettamente.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Nel jazz forse nessuno suona perfetto in senso assoluto, ciò che un musicista classico aspira a fare. Spesso nel jazz l&#8217;intonazione è imperfetta, il registro acuto è un po&#8217; stridulo, o l&#8217;articolazione può essere poco chiara.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Il jazz non è musica perfetta. I nostri modelli non son perfetti, e spesso si permettono di sbagliare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Anche se un musicista di jazz studia duramente ogni giorno la tecnica del suo strumento, l&#8217;intonazione, il suono etc. nelle performance questi aspetti della musica passano in secondo piano rispetto a prendere dei rischi, raccontare una storia, creare delle “atmosfere musicali”. Questi sono elementi del jazz che servono per comunicare col pubblico.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: center;"><img decoding="async" class="size-medium wp-image-6909 aligncenter" src="http://alessandrofois.com/wp-content/uploads/2025/06/miles-300x279.jpg" alt="" width="300" height="279" /><br />
<em>Do not fear mistakes, there are none (Miles Davis)</em></p>
<p style="text-align: center;"><em><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">(Non abbiate paura degli errori, non esistono)</span></span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Andiamo oltre la nozione (sbagliata) che ci sia un solo modo corretto di suonare il nostro strumento, o che non siamo autorizzati a sbagliare. Stiamo suonando jazz, non facendo una audizione per l&#8217;Orchestra della Scala&#8230;</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>3 PASSI PER LIBERARSI DALLA “PERFEZIONE STRUMENTALE”</b></span></span></p>
<ol>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>Stiamo al nostro livello</b></span></span><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"> &#8211; Ognuno inizia come un principiante, questo è un dato di fatto. Cerchiamo di essere a nostro agio col nostro livello strumentale, ma cerchiamo di fare continui progressi migliorando la nostra tecnica strumentale. Non dobbiamo sentirci frustrati se non sappiamo suonare così forte, o così veloce, o così articolato. La tecnica e il suono si migliorano giorno dopo giorno, con piccoli passi.</span></span></p>
</li>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"> <span style="font-size: medium;"><b>Abbiamo il diritto di sbagliare </b></span><span style="font-size: medium;">&#8211; Il jazz è infestato dai cosiddetti “errori”. Questi sono una parte di ciò che fa grande questa musica. Non abbiamo bisogno di suonare sempre “al sicuro”. L&#8217;obbiettivo è di improvvisare e essere “sul pezzo”, quindi impariamo a “lasciar andare” concentriamoci sulla nostra voce interna, prendiamo il rischio, e cerchiamo di suonare ciò che sentiamo dentro. Non si tratta di suonare il nostro strumento con assoluta perfezione, si tratta di esprimere la nostra voce interiore, mandare un messaggio, raccontare una storia.</span></span></p>
</li>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"> <span style="font-size: medium;"><b>Approcciamo il nostro strumento come un viaggio per tutta la vita </b></span><span style="font-size: medium;">&#8211; Abbiamo tutta la vita davanti per migliorare la nostra tecnica, non sarà mai un lavoro finito ma qualcosa su cui lavoriamo tutti i giorni e sul quale progredire lentamente. Prendiamoci il tempo necessario e facciamo miglioramenti “sostenibili”.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Non facciamoci bloccare dall&#8217;ossessione di suonare perfettamente il nostro strumento, dobbiamo imparare a suonare melodie improvvisate e prendere dei soli con fiducia in noi stessi. Integriamo piuttosto gli esercizi di tecnica nella pratica quotidiana.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>COME SUPERARE LA “PERFEZIONE JAZZISTICA”</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Che cos&#8217;è il jazz? se chiediamo a 100 grandi musicisti avremo sicuramente 100 risposte diverse, ma quando stiamo imparando a suonare jazz, sicuramente non sembrerà così.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">A volte sembra che dobbiamo pensare a cosa sia e suonare il jazz in un solo modo &#8211; che dobbiamo studiare una lista precisa di musicisti, in un ordine preciso, che dobbiamo imparare un linguaggio preciso, suonare certi pezzi, e approcciare il jazz in un modo preciso, per essere un “vero” jazzman&#8230;</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>Bisogna abbandonare completamente il concetto di cosa sia o cosa potrebbe essere il jazz.</b></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">“</span><i><span style="font-size: medium;">For me the word jazz means I DARE YOU” (W. Shorter)</span></i></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><i>“Per me la parola jazz significa TI SFIDO” (W. Shorter)</i></span></span></p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Qualcuno può dirci che dobbiamo saper suonare funk, rock &amp; roll, e salsa e ogni aspetto del jazz se vogliamo lavorare, oppure che dobbiamo conoscere migliaia di brani, o un sacco di altre possibili leggende, ma la verità è che:</span></span></p>
<ul>
<li><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Non esiste un insieme di regole che i musicisti devono rispettare per suonare il jazz, e non esiste un solo modo per suonarlo.</span></span></li>
<li><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Ci sono tanti diversi tipi di gigs, inclusa l&#8217;opzione di inventare il nostro tipo, e non esiste un modo unico di suonare jazz, o di lavorare come musicista di jazz al giorno d&#8217;oggi. Sta a noi decidere che cosa vogliamo fare con la musica, che cosa ci piace, che direzione vogliamo prendere.</span></span></li>
</ul>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Se ci sentiamo oppressi dalle definizioni del jazz di qualcun&#8217;altro, seguiamo questi passi per slegarci:</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>3 PASSI PER LIBERARCI DALLA “JAZZ PERFECTION”</b></span></span></p>
<ol>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"> <span style="font-size: medium;"><b>Resistiamo ai dogmi sul jazz </b></span><span style="font-size: medium;">&#8211; Non esiste una singola definizione di jazz. Riviste, libri di storia, insegnanti, e altri cercano di definire che cosa sia, e che cosa è necessario che sia per essere jazz, ma questa è solo la loro definizione. Una definizione più adatta potrebbe essere <strong>“Un linguaggio musicale costruito dai musicisti jazz del passato, proseguito ed ampliato in ogni sorta di direzione, ognuna della quali unica, e soprattutto un linguaggio che può condurci ovunque”.</strong></span></span></p>
</li>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"> <span style="font-size: medium;"><strong>Indaghiamo su cosa significa il jazz per noi</strong> </span><span style="font-size: medium;">&#8211; Che cosa significa il jazz per noi? mano a mano che ci addentriamo nella musica, la risposta a questa apparentemente semplice domanda cambia, esattamente come cambia il nostro approccio alla musica.</span></span></p>
</li>
<li>
<p class="numerazione-1-western"><span style="font-family: Helvetica Neue;"><strong> <span style="font-size: medium;">Passiamo all&#8217;azione</span></strong><span style="font-size: medium;"> &#8211; Qualunque cosa significhi il jazz a questo punto del nostro sviluppo, cerchiamo di agire in quella direzione. Non ignoriamo i fondamenti, ma cerchiamo di incorporare il nostro modo di vedere la musica. Ad esempio, se jazz significa soprattutto suonare delle melodie interessanti, o si tratta di ritmi sincopati, o poliritmia, andiamo in quella direzione. Qualunque cosa sia, traiamone ispirazione per indirizzare il nostro studio. Di sicuro il jazz non è una cosa: non è un&#8217;arte stantìa che troviamo sui libri di storia.</span></span></p>
</li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>VERA PERFEZIONE: ACCOGLIAMO I DIFETTI E SUONIAMO COL CUORE</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: large;"><span style="font-size: medium;">Il jazz è fatto più di </span><b><span style="font-size: medium;">imperfezione</span></b><span style="font-size: medium;"> che di perfezione. Dobbiamo scoprire l&#8217;imperfezione, accettarla, includerla nel nostro linguaggio.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Per capire che cosa significa questa frase, ascoltiamo John Coltrane ad esempio: possiamo dire che è lui dalla prima nota che suona, e non perché sia perfetto, ma proprio perché non lo è affatto. Così come riconosciamo il timbro di uno strumento dalla cosa più imperfetta e più simile al rumore: il transitorio d&#8217;attacco. Noi riconosciamo John Coltrane dalle sue imperfezioni, i modo in cui raggiunge il registro acuto, alcune note che sono leggermente stonate, la sua articolazione&#8230;</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>Le imperfezioni sono ciò che definiscono noi e la nostra voce.</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Questo non significa che non dobbiamo studiare per suonare intonati, o con un bel suono, o con la giusta articolazione, significa che lavorando per suonare intonati, con un bel suono e ben articolato, non rimaniamo bloccati sulle inevitabili imperfezioni che possono essere nel nostro modo di suonare.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">I nostri eroi musicali non sono perfetti, nessuno suona jazz in modo perfetto, e nessuno è in grado di definire che cosa sia esattamente il jazz. La perfezione nel jazz è un&#8217;illusione, quindi smettiamola di punirci. Ricordiamoci che la nostra voce nel jazz non sta nell&#8217;ossessione per la perfezione, ma nell&#8217;inclusione delle nostre imperfezioni attraverso il lavoro quotidiano di curiosità interesse, scoperta personale, e godimento della musica.</span></span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;"><b>IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA: DEVI ESSERE TE STESSO (e basta così?)</b></span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Naturalmente c&#8217;è chi prende alla lettera tutto quanto detto prima, ma ciò non significa che vada a suo vantaggio comunque. Da qualche anno a questa parte, in certi format televisivi si sente ripetere sempre la stessa cosa <strong>“devi essere te stesso”</strong> o <strong>“devi essere spontaneo”</strong>. La maggior parte delle volte queste idee espresse nel programma televisivo, ed applicate al contesto musicale creano danni irreparabili. Infatti, spesso si sentono dei cantanti stonati, o fuori tempo, ma i loro “coach” gli dicono “devi essere spontaneo”. Il risultato è che decine di ragazzi che vorrebbero avvicinarsi allo studio della musica, pensano che per diventare dei musicisti sia necessario essere spontanei prima di tutto, e ciò a discapito dello studio, della conoscenza della teoria, dell&#8217;armonia, della ricerca, dell&#8217;ascolto critico, della conoscenza della tradizione. Inoltre, i musicisti presi a modello sono spesso essi stessi molto mediocri, e prendere a modello un musicista mediocre non contribuisce certo a creare una personalità musicale.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, la frase “non mi viene spontaneo” viene usata come alibi per coprire l&#8217;incapacità di fare qualcosa, o l&#8217;ignoranza di certe tecniche di improvvisazione, o alcune lacune come scarso senso ritmico, mancanza di chiarezza etc.</span></span></p>
<p><b>La spontaneità non serve assolutamente a nulla senza la conoscenza.</b><br />
Oggigiorno la quantità di informazioni disponibili gratis è enorme, addirittura eccessivo, basta digitare un nome, o un genere musicale su youtube e troviamo milioni di registrazioni audio e video. Diventa addirittura complicato scegliere un titolo. Anche qui entra in gioco la necessità di un insegnante, che possa guidare anche nella scelta delle cose fondamentali e non perdere tempo con cose banali. Anche se vagare a caso può comunque portarci a scoprire qualcosa di nuovo, una scelta mirata può aiutarci a progredire. Qualunque genere di musica vogliamo suonare, ci sono delle cose che non si possono ignorare. Non possiamo essere dei buoni musicisti di jazz se non conosciamo <i>A Kind Of Blue, </i>tanto per fare un esempio<i>. </i>Non possiamo studiare il contrabbasso e non conoscere Charles Mingus, Paul Chambers, Ray Brown, Charlie Haden, Oscar Pettiford&#8230; ma aggiungerei, qualunque strumento suoniamo, non possiamo ignorare grandi maestri come Charlie Parker, Thelonious Monk, Lester Young, John Coltrane, Bill Evans, Oscar Peterson, Red Garland, Joe Pass, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, Billie Holiday, e tanti altri. Oppure suoniamo solo musica classica? non possiamo ignorare le opere storiche dei più grandi musicisti del passato: Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Ludwig van Beethoven, e mille altri&#8230;</p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">O meglio, abbiamo tutto il diritto di farlo ma saremo sempre dei musicisti scarsi e ignoranti.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica Neue;"><span style="font-size: medium;">Purtroppo a causa dei format televisivi come x-factor si è creata una generazione di aspiranti musicisti, che non hanno la più pallida idea di che cosa significhi <b>studiare </b>uno strumento, ma al contrario sono convinti di sapere quasi tutto della musica. E sono soprattutto molto spontanei nell&#8217;esprimerlo.</span></span></p>
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